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Il sacrificio dei fratelli Brigida, martiri termolesi della rivoluzione napoletana. Sala gremita per Oscar De Lena Stampa E-mail
Scritto da Oscar De Lena   
19 febbraio 2019 S.Corrado
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Il 1799 e il sacrificio dei fratelli Brigida rievocati nel corso della presentazione dell’ultima fatica di Oscar De Lena. Una sala gremita e attenta ha seguito il racconto fattone dal relatore Antonio Mucciaccio, introdotto dalla prof. Luciani, direttrice dei corsi dell’Università della Terza età. Sottolineato l’impegno dell’autore nella divulgazione della storia di Termoli.

 Oscar De Lena ha presentato a Termoli il suo ultimo libro

“La storia dei fratelli Brigida e la rivoluzione napoletana del 1799”,

pp. 72 (Edizione Centro Grafico, Foggia), 10 euro.

Una veloce sintesi dei principali avvenimenti di quell’anno, accompagnata dai profili biografici dei protagonisti termolesi e non solo. Guarnisce l’agile pubblicazione una bibliografia essenziale, un breve racconto in vernacolo di Sebastiano Di Pardo sui giovani martiri termolesi e numerose fotografie.

Il libro sui Brigida di De Lena – lo afferma lui stesso – è originato dalla costatazione fatta durante i vari incontri avuti nelle scuole cittadine della quasi completa ignoranza di questi fatti e del sacrificio dei due giovani termolesi, ai quali la città ha meritatamente intitolato nel 1873 una delle vie principali del centro. Di qui la pubblicazione presentata venerdì 15 febbraio presso la scuola Media Schweitzer, di fronte a una sala gremita a testimonianza dell’interesse verso l’argomento trattato e di stima per l’autore.

In apertura vi è stata la recitazione fatta con ammirevole padronanza del vernacolo da Di Pardo, cui è seguita l’esposizione del profilo culturale dell’autore tracciata dall’amico scrittore Antonio Sisto. Alla professoressa Maria Luciani, animatrice dell’Università della Terza età cittadina, il compito d’introdurre il relatore professor Antonio Mucciaccio, non senza avere prima lodato le qualità di De Lena (il Mentore del territorio, l’ha definito) perché «ovunque vada lascia una traccia dell’amicizia e della cultura».

Alla stessa si deve anche il ricordo di due donne martirizzate dalla reazione borbonica: Eleonora Pimentel de Fonseca e Luisa Sanfelice.

Dopo avere definito il libro di De Lena  «meritevole di attenzione», il professor Mucciaccio ha passato in rassegna fatti e personaggi che hanno preceduto e seguiti i tragici e, al tempo stesso, esaltanti momenti della rivoluzione di Napoli di fine Settecento, la cui premessa risiede «nella rivoluzione francese del 1789», «nella Repubblica romana del 1798-99» e negli ideali repubblicani di cui furono portatrici, riassunti nel motto “Liberté, Egalité, Fraternité”. Una ventata di libertà e di democrazia, peraltro incompiuta, che ha impresso il suo segno nella storia d’Italia.

Nel Molise di quegli anni a esserne contagiati furono soprattutto la borghesia colta dei piccoli comuni, i cui esponenti trovarono negli eventi di quei mesi il coraggio per uscire allo scoperto, offrendosi così alla delazione di quanti, reclutati dal deposto re borbonico Ferdinando IV e, soprattutto, dalla sua perfida moglie Maria Carolina, finirono vittime della loro feroce rappresaglia.

Lo spettacolo delle forche in piazza Mercato con i corpi spesso vilipesi dopo la morte, raccontato da chi fu presente a quel bagno di sangue in cui affogò la speranza di un mondo migliore di tanti giovani, ancora oggi turba chi lo ascolta. Non meno impressione suscita la fine fatta fare ai fratelli Brigida e ai loro compagni di fede. La turba degli albanesi, fomentata dal cardinale Ruffo e dalla Chiesa locale colpita nei suoi privilegi medioevali, si accanì, con tutta la ferocia immaginabile contro quelle giovani vite catturate dietro odiose spiate e complicità.

Un’esposizione, quella di Mucciaccio, attentamente seguita e applaudita.

Nel corso del suo breve intervento l’autore, dopo avere ringraziato i presenti, ha ribadito le ragioni che lo hanno indotto a pubblicare questo libro in occasione del 220° anniversario del sacrificio dei fratelli Brigida, rimarcandone la loro coraggiosa vita e quella della famiglia. A chiusura, De Lena non ha mancato di deplorare la recente cessione da privato a privato della torre Mulino a vento, nei cui pressi si è consumata la vita dei martiri termolesi della rivoluzione napoletana e sempre più nascosta alla vista di curiosi e studiosi.

Alla presentazione non è potuta intervenire, come annunciato, la professoressa Maricetta Chimisso, vice sindaco della città, perché malata.

estratto parzialmente dal sito di Primonumero; articolo redatto da Giovanni De Fanis

 

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