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Ieri, Primonumero ha dedicato una sua prima pagina a Vincenzo Cervelli, il direttore dell' Ufficio Postale di S.Giacomo Stampa E-mail
Scritto da Oscar De Lena   
22 novembre 2010 S.Cecilia
Vincenzo_Cervelli-icoDal rock alla poesia: il mondo di Vincenzo Cervelli, artista e direttore delle Poste di S.Giacomo
Estratto dal sito di Primonumero di ieri:
Lavora nell’Ufficio di San Giacomo degli Schiavoni, in quel Molise del quale lui, romano, si è innamorato. Ma Vincenzo Cervelli è soprattutto un artista poliedrico. Brani musicali, cd, concerti live. E ancora Kafka, Rimbaud, Velvet Underground, Nick Cave. C’è un po’ di tutto nella sua vita. Erano gli anni ’80 quando Cervelli debuttò con il suo gruppo, i Gibs Auf, nello storicissimo locale romano Folkstudio. Gli anni passano e Cervelli decide di trasferirsi in Molise, terra conosciuta da bambino, grazie a un amico. Qui vive da diversi anni, lavorando come direttore dell’Ufficio Postale di San Giacomo degli Schiavoni e continuando a coltivare le sue passioni di sempre. E lo scorso anno la casa editrice Aletti pubblica la sua raccolta di poesie “Kaos”. Musica e poesia. Un vecchio giradischi, il “mitico” Folkstudio di Roma, le esibizioni con voce e chitarra, l’amore smisurato per la musica rock e infine quello per la poesia. Questa è solo una piccola parte della vita del musicista e poeta Vincenzo Cervelli. Direttore dell’ufficio postale di San Giacomo degli Schiavoni, Vincenzo Cervelli vive ormai da diversi anni in Molise. Per ricomporre le sue origini bisogna tuttavia andare a Roma, quella città bella e caotica da cui Vercelli proviene. Il Molise, per lui, è stata una scoperta successiva, una piccola regione conosciuta negli anni grazie a un amico di Roccavivara. Da qui l’amore improvviso per questa terra e la decisione, avvenuta qualche anno fa, di trasferirvisi. Lui stesso racconta e descrive alla redazione di Primonumero.it la sua giovinezza e la sua maturità. Alla base di tutto c’è un’unica parola chiave: musica. Da qui si ramifica tutto il resto. La musica ammalia, strega, fino a penetrare nei pensieri e nelle immagini del musicista che ormai è diventato petacciatese.
Dalle note, poi, si passa alla poesia. E’ un qualcosa di naturale, che avviene quasi senza accorgersene. Così i componimenti poetici di Cervelli finiscono per tradurre in versi la sua musica. Come dimostra quella "sillabica" composizione che allinea le parole come note in un pentagramma.Brani musicali, cd, concerti live. E ancora Kafka, Rimbaud, Velvet Underground, Nick Cave. Gli interessi si modificano nel tempo. Così, dalla musica rock “più classica” degli anni ’70 e ‘80, Cervelli approda a una “musicalità più rumorosa”. A tutto questo si aggiunge l’interesse per il mondo più prettamente letterario e della poesia.Dopo aver partecipato a diversi programmi televisivi di poesia e dopo aver pubblicato qualche brano, la casa editrice Aletti ha pubblicato lo scorso anno, nella sezione poeti emergenti, la sua raccolta di poesie intitolata “Kaos”. La raccolta è stata curata da Antonelli Siverini nella parte vignettistica della copertina e da Valentina Meola nel progetto grafico.
Cosa rappresenta per te la poesia e perché hai deciso di intitolare “kaos” la tua raccolta?
«Kaos è in realtà un titolo estremamente esplicativo. Questa raccolta, infatti, ingloba al suo interno poesie vecchie e recentissime. In realtà musica e poesia per me vanno di pari passo e in questi testi poetici c’è molto della mia musica. Anzi, molti testi sono proprio quelli di alcune canzoni, chiaramente riadattati. I temi sono diversi, a volte scritti d’istinto, influenzati da scene o situazioni. Quello che prevale è un forte senso di annichilimento».
Come sintetizzi la tua vita e l’evolversi di queste tue passioni fino ad oggi?
«Ho iniziato a Roma, con un rock fruibile. Erano gli anni ’70-’80. Poi la mia musica ha cominciato a evolversi. Mi ricordo il mio gruppo storico, quello dei Gibs Auf. Ricordo il mio primo provino al Folkstudio Roma a Trastevere dove ho successivamente iniziato. Locale in cui cantavano Venditti, De Gregori, Guccini, Bob Dylan. Lì Cesaroni mi disse: “qui non c’entri niente, ma devi venire a provare”. Il primo gruppo l’abbiamo fondato negli anni ’80. Da qui è iniziato il mio percorso nel mondo della musica. La musica, o meglio il mio genere musicale si evolve fino a divenire più “rumoroso”. Ricordo poi le esibizioni al Velvet. Un posto molto underground. Lì facemmo subito colpo, rimase sbalordito anche il gestore del locale. Suonavamo di sabato. All’epoca era difficile riuscire a sfondare, soprattutto perché cantavamo in inglese».
E in Molise come ci sei arrivato?
«Ho conosciuto il Molise da piccolo. Avevo un amico “fraterno” di Roccavivara. Venivo qui a trascorrere ogni tanto qualche giorno di vacanza con lui. Poi la decisione di trasferirmi nella Regione con la mia famiglia. Devo dire che per un po’ sono rimasto fermo. Poi però 2-3 anni fa ho ritrovato nuovamente l’ispirazione per scrivere musica e pezzi. In fondo l’arte, la musica, la poesia sono così. Non si può comporre a comando. Ricordo ad esempio quella volta in cui mi trovavo in metrò e ho letto di una bimba di 12 anni morta di tumore. Da qui è nata l’ispirazione. Ho scritto la canzone “Laura Song”. Anche poche settimane fa ero al bar e ho scritto di getto 2 pezzi. Quando ti prende l’ispirazione sei assalito e ti senti in obbligo di scrivere. E’ una cosa a cui non si riesce a resistere».
(Pubblicato il 21/11/2010)
 

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