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La Storia - La Storia - pag 4 Stampa E-mail
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La Storia
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All'idea della divota donna corrispose l'effetto, perchè nell'anno seguente 1755 fu creata la Confraternità di S. Maria del Rosario per le sole indulgenze. Sono seguite molte obblazioni, colle quali si è eretto un monte di grano, e si sono acquistate alcune annue rendite: queste e quello si amministrano da un Proccuratore, il quale dalli Confratelli ogni anno si elegge, e rende conto giusta la pulizia stabilita col concordato in questo Regno per gli Luoghi pii locali.
Essendo scorsi due Secoli dalla fondazione della Terra, nelle Sepolture non capivano altri Cadaveri. Onde, per espurgarle e collocare le ossa de Fedeli defunti in luogo decente, nell'anno 1765 s'incominciò la fabbrica del Cemiterio, che non è ancora finita.
Fra Levante e mezzo giorno vicino alla via, che conduce alla fontana, ed a molte vigne, era profondissimo pozzo senz'acqua. Per evitare la spesa di scavare la sepoltura, si destinò tale sito per luogo del Cemeterio. Si covrì la fossa, si fabbricarono intorno li muri, e si fe benedire per espurgare le sepolture della Chiesa e trasportarvi le ossa de Cadaveri. Non si trascurano le premure per farlo rendere compito.
Secondo il costume de Schiavoni, avevano per giorno festivo di precetto tutti li venerdì del mese di Maggio, nelli quali con esattezza sino allo scrupolo si astenevano li Cittadini da ogni lavoro.
Essendo però seguita con lettere apostoliche in forma di breve della S.M. di Benedetto XIV la riduzione delle Feste in questo Regno; s'incominciò mancare nell'osservanza suddetta, ed ora la cosa si è ridotta al termine, che non sogliono anche assistere alla Messa.
In uno de venerdì suddetti si conserva l'uso di venire processionalmente in questa Città per adorare l'imagine del Santissimo Crocefisso nella Chiesa de Riformati, e per venerare il deposito di S. Basso nella Cattedrale.”

I sangiacomesi, una volta stabilitisi sul pianoro sovrastante le grotte su cui si trovava il Palazzo Baronale, sentirono la necessità di disporre dell’acqua.
Fu così che dapprima costruirono un pozzo: “ u puzz cavalle” ancora oggi esistente.
Poi, siccome si rivelò insufficiente ottennero dal Vescovo: Fra Isidoro Pitiella l’autorizzazione a costruire una fonte a circa un chilometro dall’abitato  ( anno 1751 ).
E’ questa una costruzione di stile romanico con quattro arcate al centro delle quali su una pietra arenaria vi è inciso:
 
I.M.I. – Iesus Maria Iosef ; S.G. San Giacomo; 1751

la_fonte_x_sito
  La fonte divenne subito il luogo di aggregazione del vita paesana: ad essa si recavano le donne non solo per attingere l’acqua per i fabbisogni domestici ma anche per lavare la loro biancheria. Qui si incontravano e, mentre effettuavano il bucato, cantavano allegramente cantilene dialettali.

Al termine del lavoro tornavano in paese ognuna con il suo bucato nella cesta di vimini trasportata in testa sulla quale un rotolo di panno: “ a spere “, facendo da cuscinetto, attenuava il peso che la testa doveva sostenere. Ah.. quante storie d’amore ed innamoramenti avvenivano sotto quei quattro archi mentre l’acqua fresca di sorgente zampillava nelle vasche!!
Alla fonte si portavano a dissetare anche gli animali dopo una lunga giornata trascorsa nei campi ad aiutare i contadini.
Era una festa quando, dopo una giornata di duro lavoro i sangiacomesi ed i loro animali si recavano alla fonte per attingere l’acqua e per abbeverare i loro muli o i loro asini! Nella strada che portava alla fonte era un continuo via vai di persone ed animali: chi scendeva e chi saliva. Diventarono così tanti che la strada si rilevò insufficiente per il transito degli animali per cui si sentì il bisogno di allargarla.
Fu costruita così  una mulattiera con i lastroni di pietra locale: i cosidetti “scaloni“.
Oggi gli scaloni sono stati sommersi dall’asfalto, i muli e gli asini hanno fatto posto a trattori e mezzi meccanici ma la tenacità e la laboriosità della gente di  S. Giacomo che è rimasta a lavorare i campi è la stessa che i nostri antenati avevano quando a piedi calpestavano gli “ scaloni “.