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La Storia - La Storia - pag 3 Stampa E-mail
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La Storia
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Il Vescovo di Termoli, senza pagare Adoa, e senza pagare quindennio per lo Rilevio al Regio Fisco, al pari degli altri Baroni del Regno ha esercitata ed esercita la giurisdizione in quei Naturali: deputa il Governatore, che nella Capitulazione si chiama Capitano: dà in fitto o fà amministrare per di lui conto la Mastrodattia per la spertula degli atti: mantiene Famigla armata ed ha le carceri: deputa il Giudice per l'appellazione, che si dice Giudice del le seconde: per le cause de danni dati riscuote le pene, e deputata uno delli Giudici baiulari, eleggendosi l'altro dalla Comunità.
Esige la gabella de contratti, che si dice la Piazza; gode il diritto della privativa per lo pane venale.
E fà in somma quanto ad ogni utile padrone de Feudi nobili ed abitati in questo Regno per gli reali privilegi compete.
Nell'assenza del Governatore non gli è permesso deputare il Luogotenente, quale uffizio si esercita dal primo, che governa la Comunità, il quale si chiama Maggiurato.
Questo diritto non fu conceduto alli Naturali nella citata convenzione dell'anno 1566; è stato però prescritto, sarebbe adesso difficile privarnegli. Subito che fu stabilita la Colonia degli Schiavoni in tale luogo, o vi era la Chiesa, che diede il nome alla Colonia suddetta, o fu uopo, che si edificasse, come si vede adesso eretta, dedicata all'Altissimo in onore di S. Giacomo Appostolo il maggiore.
Si fa amministrare la cura delle Anime da un Sacerdote secolare col titolo di Vicario curato amovibile ad arbitrio del Vescovo, a cui si assegnò per lo stipendio la metà delle decime sagramentali convenute alla ragione di uno per ogni trenta sopra ci ascheduna specie di vittovaglie, lino e mosto, e gli emolumenti, che si dicono della stola bianca e nera.
La quarta parte delle decime medesime si riserbò al Vescovo, e l'altra quarta parte rimase per la dote della fabbrica da doversi amministrare da un Procuratore laico eletto dalla Comunità.
Avendo considerato il Vescovo Giuseppe Silvestri, che la cura delle Anime sarebbe stata meglio amministrata da Parroco perpetuo, che da Vicario amovibile, giusta l'insinuazione ancora della Sagra Congregazione del Concilio nella risposta alla relazione per la Visita de sagri Limini fondata nel decreto del Tridentino Concilio (e); nell'anno 1734 procedè all'atto di perpetuare la Cura suddetta, che conferì in titolo al Canonico della Cattedrale Basso Figliola: e così fu amministrata ed oggi si amministra.
Nella Chiesa sufficientemente larga e lunga di una sola Nave sono eretti tre Altari.
Uno contra l'ingresso, che si dice il maggiore, ed in cui si conserva la SS. Eucaristia.
È dedicato alla Beatissima Vergine del Rosario. Per questo Altare il Vescovo Cesare Ferranzio aveva formata iscrizione che o non fu ivi collocata, o di là si è rimossa, perchè si trova adesso negletta nel cortile del Palazzo, ma si farà fabbricare in qualche sito.
A futura memoria qui si trascrive:
Caesar Ferrantius Suessanus, Termulanorum Episcopus. Anno MDLXXX. Hoc est virginitas, longe pulcherrima florum est rosa, virginibus praesidit alma Parens. Hinc peperit , quae, virgo, Deum, ipsa Rosaria sevit. Unde coronarum vult decus omne legi.
Il secondo Altare nel corno del Vangelo è dedicato all' Appostolo S. Giacomo, che forma il titolo della Chiesa, e si venera come primo e principale Protettore.
Il terzo nel corno dell'Epistola è dedicato alla Vergine S. Severa.
Per rendersi più decente, sarebbe necessario, che la deformità del tetto fosse coverta o colla la mia, o col soffitto piano di tavole.
 Nel corno del vangelo è fabbricata la Sagristia, in cui si conservano le suppellettili, delle quali è sufficientemente provveduta.
Nella Sagristia è la porta per entrare e salire nel nuovo Campanile, la di cui fabbrica non è compita.
Tutto si è fatto e si fà colla quarta parte delle decime, con qualche spontanea obblazione al Santo Protettore, e nel caso di straordinaria spesa colla tassa fra li Cittadini, li quali sono tenuti supplire per la fabbrica.
Quantunque l'altare fosse eretto in onore di Maria Santissima del Rosario, per accrescere però la divozione, nell'anno 1754 la piissima Vedova Antonia Malatesta colla spesa di docati dugento e più fè lavorare e trasportare da Napoli la Statua, che rappresenta l'imagine di Maria Santissima del Rosario, e vi aggiunse con altri docati sittanta l'acquisto della Croce processionale di argento.