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formella_orologio

Quando sopra descritto è documentato nella formella posta sulla parte alta della torre dell’orologio dove si può leggere:

STO. IACOPO “ VIN° DURAT BRISINEPS TERMULAR 1564 “

Tra il 1753 ed il 1768 l’allora Vescovo di Termoli,  Tommaso Giannelli così descrive;

“ Della Terra di  S.Giacomo” ( dal suo libro Memorie )

“ ….Le case di paglia a poco a poco si sono tutte ridotte ad essere di buona fabbrica, delle quali rade sono proprie, perchè l'aia è della Mensa, e la fabbrica de muri è alienata con la vendita di annui censi alla rigorosa ragione del dieci per ogni centinaia ad anno.
A poco a poco si è moltiplicata la Gente, non tanto con la generazione, quanto con la venuta di altre Famiglie dalli Luoghi vicini, che hanno giudicato poter vivere con più libertà sotto la giurisdizione del Vescovo, che sotto il governo de Baroni secolari.
Coll'accesso di tante Famiglie di questo Regno, che parlavano e parlano l'italiana lingua volgare, li Discendenti delli Dalmatini hanno perduto affatto l'uso della lingua illirica, che si è conservata e si conserva nelle altre colonie, le quali sono stabilite in questa Diocesi.
Se bene il Luogo sia numerato dal Fisco in fuochi trentasei per ragionevole e giusta è pure adesso abitato da più di centotrenta Famiglie, che nella numerazione del Parroco costituiscono Anime settecento in circa.
Quindi è, che non bastando adesso il territorio della Mensa per alimentargli, sono nelle necessità quei Naturali di applicarsi alla coltura delli terreni de Luoghi contermini.
L'angustia del terreno gli avrebbe dovuti rendere industriosi; si sperimenta però il contrario, mentre, oltre la semina delle vittovaglie e la coltura della vigna con alberi di frutti, ed oltre picciolissimi armenti di animali piccioli e grandi; manca l'industria assai più lucrosa del negozio e delle arti.
Basta dire, che quantunque si raccoglie molto lino poche donne però sanno filare e tessere la tela, talchè il lino o si vende, o si fila e si tesse nelli luoghi vicini.
Essendosi resa abitata la Tenuta, dalli Vescovi si fabbricò per la loro abitazione il palazzo, che nell'anno 1661, per non avere il Vescovo Carlo Mannelli ubbidito alla chiamata del Vicerè di portarsi in Napoli a rendere conto della sua condotta, fu per ordine del Vicerè medesimo demolito, avendovi a tale effetto inviato uno Squadrone de Granatieri.
Si rappresentò dalla S. Sede alla Regal Corte di Spagna l'ingiusta violenza a cagion che, per la colpa di un Vescovo contumace, niuna ragione permetteva che si offendessero li beni della Mensa spettanti alla Chiesa innocente.
Fu ben accolta la rappresentanza, e per ordine di Carlo II Re di Spagna e di questo Regno furono consegnati al Vescovo Michele Pitirri docati settecento, colli quali potè riedificare il Palazzo, e ridurlo in istato di potervi abitare il Vescovo.
Li Vescovi successori, oltre gli acconcimi necessari, niente vi avevano aggiunto; lo Scrittore però di queste notizie, oltre averlo in tutto ristorato, con l'aggiunta di nuova fabbrica l'ha ridotto in istato comodo e decente. Il sito non è ameno, l'aere non è in tutte le Stagioni salubre, e manca la maniera di menare vita sociale e civile, per essere li Naturali rustici Contadini; è però bene, che vi sia comoda e decente abitazione. Imperciocchè potendo per vari accidenti avvenire (li quali non sono radi nelli Luoghi baronali di questo Regno, e nelle Città che sono bagnate dall' Adriatico Mare soggette alla pirateria) chil Vescovo non possa soggiornare in pace nella sua residenza; gioverà molto potersi ritirare in Luogo, nel quale esercita la giurisdizione spirituale e temporale, e donde, per essere poco lontano e di facile cammino, possa essere spesso nella sua Cattedrale per assistere alli divini uffizi, e per ricreare il Popolo colla sua presenza.
Se li Vescovi antecessori meritano lode per aver fabbricato il Palazzo, niuno condenderà la condotta di questo, che scrive, se con ispesa molta, considerate le rendite della Mensa, ha procurato in tutto ristorarlo, aggiungervi comodi e renderlo più decoroso.